Le 3 scomode verità sul precariato

Ogni tanto fa bene confrontarsi e fare un minimo di autocritica. Ossigenare il cervello con qualche quotidiano autorevole e non leggere solo quello che ci dicono le fanzine di settore sul nostro settore.

Il sole 24 Ore di oggi spiega in un articolo le tre semplici mosse per non cadere nella retorica quando si parla di precari, precariato, università pubblica o privata, formazione, fuga di cervelli. Come se il giornalista leggesse ogni giorno questo blog, e conoscesse perfettamente i nostri problemi, i nostri stipendi, le nostre frustrazioni e i nostri atti mancati.

Affronta i nostri problemi guardandoli da un altro punto di vista, che personalmente trovo molto proficuo, soprattutto perchè ci spiega che quello che succede alla nostra generazione, anche se sembra ingiusto, ha un senso se si osserva in prospettiva sistemica.

Poi noi siamo liberissimi di restare arrabbiati e sulle nostre posizioni, però facciamoci una controidea e magari prima di piangerci addosso contiamo fino a 3.

L’articolo lo trovate qui: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-01-28/disagio-figli-solo-colpa-084729.shtml?uuid=Aaqf1a3C

Ma perchè io non sono brava come D.D. a fare i link alle pagine???

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16 Responses to Le 3 scomode verità sul precariato

  1. badfriday says:

    ‘ Terza verità scomoda: la meritocrazia non significa solo premiare i migliori. Significa anche punire (in senso economico, ovviamente) i peggiori.’

    Letto. Molto interessante. E adesso voglio condividere un con voi un problema. Ho in tesi una studentessa (insegno a contratto in università), che arrivata alla fine della specialistica (!) è un disastro totale. Non è in grado di scrivere non dico una pagina di tesi, ma nemmeno una mail senza fare errori di ortografia, di stile, di intenzione. La prima stesura era illeggibile. Dopo un pesante richiamo, mi ha portato qualche capitolo riscritto, ho verificato qualche passo in google e in sostanza ha saccheggiato libri e articoli, copiando senza cambiare una virgola. Con l’aiuto evidente di qualcuno, perchè almeno i raccordi tra i copia e incolla sono leggibili. Che faccio? Dopo cinque anni la fermo? La faccio dannare per mesi e mesi, presumibilmente senza cavarci nulla? La faccio laureare con un voto minimo, e poi se la vedrà con il duro mondo reale? Ogni opzione mi sembra scorretta. Alla fine sceglierò la terza, ma non so se le faccio un favore.

    • anonimo-milanese says:

      Non sai scrivere? Non sei adatta: il mondo del lavoro non ha bisogno di te.
      Anzi, direi che faresti un grave danno facendo laureare una persona del genere. Non ne posso più di copy che non sanno scrivere in italiano e che “rubano” il posto a copy validi.

    • New Entry says:

      Se la vedrà dura con il mondo reale… Intendi quello lavorativo? Se le dice bene avrà più CULO di me e troverà lavoro prima di me e magari anche una posizione migliore. Può essere però che qualcuno, più in là nel tempo, maledirà chi l’ha fatta laureare senza che sapesse scrivere.
      Il mio docente di laurea aveva la fama di essere uno che sbranava i laureandi in tesi con lui e tutti, anche studenti a me sconosciuti mi dicevano “lascia stare, cambia!” e c’era il mito poi rivelatosi reale che facesse riscrivere interi capitoli anche una decina di volte. Mi sono fatta coraggio, visto che avevo scelto lui e soprattutto il suo corso, e sono andata avanti con la mia tesi.
      Morale: circa 120 pagine divise in svariati capitoli MAI fatti riscrivere, MAI corretti ma solo appuntati a causa di qualche errore di impaginazione immagini. Alla fine ho preso coraggio e gli ho chiesto se avesse davvero letto la mia tesi, vista la sua fama. Mi ha risposto molto candidamente che se uno non sa scrivere lui lo tiene in tesi anche per due anni. E che io evidentemente avevo studiato bene l’italiano e la grammatica, aggiungendo che non ero arrivata all’università per caso.
      Che fine abbiamo fatto gli altri tesisti di quel docente non lo so, ma io sto cercando un lavoro. Non come copy.

    • New Entry says:

      Comunque, farla laureare con il minimo dei voti se la media lo permette, non è per niente scorretto. Assolutamente il contrario. Lo suggerisco vivamente.

  2. Santippe says:

    Brava Suzanne, hai fatto bene a pubblicare il link all’articolo di Alesina che condivido in molti punti.

    @badfriday. Perché non chiedi a lei quale delle tre ipotesi preferisce?
    Detto questo mi permetto di esprimere il mio punto di vista su “e poi se la vedrà con il duro mondo reale”: non se la vedrà con nessuno perché, almeno nelle realtà aziendali, nessuno sa scrivere e/o pensa sia uno skill necessario.
    Spero sia diverso in agenzia.

  3. Amico del mio amico says:

    Potresti armarti di santa pazienza e farla ripartire dalle basi. Tipo l’uso dell’accento grave e dell’accento acuto. So’ cose piccole ma utili.

  4. anonimo per scelta says:

    Dipende da che laurea sta prendendo e da che lavoro vorrà fare. Conosco medici, insegnanti in matematica, uomini d’azienda (mi fermo qua, l’elenco sarebbe lungo) che non sanno scrivere. Non credo sia necessario per il loro lavoro, se è questo che ti tormenta.
    Scrivere è importantissimo nella vita, più che far di conto. per certi lavori non è fondamentale. Ma questa è una mia personalissima opinione.

  5. Caroline says:

    Be’, se la laurea in questione richiede, per l’esercizio della professione, un esame di abilitazione, sarà costretta a scrivere un tema e la dura realtà la dovrà affrontare subito.

    Del resto, vivendo in un paese dove la prima cosa che si fa è tagliare i fondi alla scuola e all’università e alla cultura in generale, cosa si può pretendere dalle nuove generazioni?

  6. pasquale diaferia says:

    Una sola scomoda verità su Donald Draper:

    http://advexpress.blogspot.com/2011/01/caramelle-dagli-sconosciuti_28.html

    saluti
    pasquale diaferia

    • Raskolnikov says:

      almeno potevi scrivere un bel titolo però, neh.

    • Tal dei tali. says:

      Ahahahah! Impagabile Diaferia. In un anno in cui molti comici ci hanno lasciato, la sua presenza è indispensabile. Certo che poteva impegnarsi di più su quel titolo. Vedremo alla seconda presentazione…

  7. io says:

    Scomodissima.
    Tutti a tremare, dal ridere.

  8. suzannefarrell919 says:

    @ pasquale diaferia: ma che c’entrava sto spam su questo post?

    @ badfriday: io le direi tutto in faccia. ho sempre preferito i prof chiari e che mi mettevano davanti alla realtà. ma mi viene un dubbio. come ha fatto ad arrivare quasi alla laurea e a non sapere scrivere? detto questo, vuoi o non vuoi il mondo le darà delle risposte prima o poi.

  9. bunga bunga says:

    aggiungo ai 3 problemi mossi dall’articolo altri problemi non meno gravi che sono alla base della nostra becera e medievale cultura: baronie, parentopoli, gerontocrazia sessuopatica, egotismo, mancanza vera di lungimiranza di chi ha il potere e invidia per la velocità e capacità delle nuove leve!

  10. Raskolnikov says:

    saper scrivere almeno correttamente è importante anche per un idraulico o un pescivendolo o una velina o un domatore di leoni o paris hilton.
    il fatto che nessuno lo capisca mi getta nella più cupa disperazione.

  11. 1984 says:

    @Diaferia, mio nonno mi diceva: “se non vuoi fare un cazzo nella vita facendoti anche pagare, fai il giornalista”. Non c’entra una mazza, ma hai iniziato tu.

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