Vedo l’ultima campagna della Telecom e penso: oh, finalmente hanno cambiato il testimonial e ci hanno messo due che faranno certamente ridere e che (magari) parlano anche l’italiano. A dire il vero basterebbe anche che parlassero e basta. Siamo un po’ stufi (da tempi di “Io non bevo Jagermaister” peraltro) di Julia Roberts muta che posa per un caffè, di Jeorge Clooney semimuto che è passato da parlare con Dio a non dire nulla su Fastweb e via dicendo.
Ritorno a Ficarra e Picone e li trovo tristi, scontati, eppure a Zelig erano simpatici, facevano battute argute. La mia attenzione scende mentre loro si fanno due spaghi con Michelle e ci dicono di chiamare il 187.
A questo punto parte il flashback. Dentro ci sono tutte le volte in cui in pubblicità non sapendo come uscirne da una situazione equivoca o imbarazzante o semplicemente da un primo appuntamento, si è ricorso alla frase:” ci facciamo due spaghetti?”. Mi ricorda qualcosa sta scena dello spaghetto, devo averla vista da poco. e poi penso a Totti ed Ilary, alla loro perfettissima romanità, non li abbiamo lasciati con 500 ospiti a fare… indovinate cosa? Una spaghettata.
Stesso mercato, stesso target, stesso rosso istituzionale, e da pochissimo sugli schermi anche stesse battute.
Ma possibile che la nostra creatività abbia veramente così poco da dire? E la mia non vuole essere una critica a chi fa le campagne Telecom o quelle Vodafone, o per lo meno non solo a loro ma anche a loro.
Io (come la maggior parte di noi) coltivo il sogno di una pubblicità che lavori sull’emozione, e che abbia il buonsenso di vendere un mondo e di farlo sorprendendomi. Al limite accetterei anche lo stupore, e verosimilmente se proprio devo guardare la reclame, mi aspetto che almeno mi intrattenga. Ci sono discorsi infiniti fatti da studiosi, da planner, da pubblicitari, da analisti venuti anni luce dopo Don Draper (che comunque ci aveva visto lungo) che dimostrano una semplicissima regola (ignota alla più parte dei clienti): la pubblicità che emoziona, vende. Quella che persuade, vende meno. Quella che informa, fallisce. Vi risparmio i grafici, le citazioni, le virgolette e le fonti. Quello che voglio dire è che guardando cosa c’è in giro mi pare che ci siano poche idee che veicolano mondi possibili, immaginari accessibili. Credo che tutti, account, creativi, planner, CEO e chiunque faccia questo bellissimo lavoro, possiamo presto tornare a credere nelle idee che producono emozioni e a venderle ai nostri clienti come il solo ed unico modo per ritornare a differenziare i loro prodotti nei loro mercati.
E non tirate per favore fuori il fatto che voi riuscite a fare dei bei film solo con 1 milione di euro, qui si parla di idee, di emozioni, di cose semplici insomma.
Suzie dear,
George non “Jeorge”.
Parole giuste le tue, ma le metti in pratica?
Con brio
Sorry Dandyness, sono ubriaca di Jagermaister…
Quanto alla messa in pratica, non sono purtroppo un creativo quindi da un certo punto di vista non produco nulla nè di bello nè di emozionante. E tu?
Suzie dear,
L’ho fatto e lo faccio quotidianamente.
C’è chi giudica il mio modo di fare: irritante, scomodo e pericoloso.
Io lo trovo giusto e ci provo gusto.
Inizio sempre le giornate con una sana risata su me stesso, poi passo agli altri.
Con brio.
P.S. Jagermeister, era “io bevo jagermeister… non so perché.”
Idem. Sei ossigeno puro.
Suzanne, perché purtroppo? Perché non le metti in pratica? Se gli account non si impegnano a istruire un cliente con la loro cultura, rispetto a ciò che funziona in pubblicità, è pur sempre un problema. Ritengo non si tratti solo di mancanza di idee ma anche di latitanza di cultura. Si gioca troppo spesso all’arte di sopravvivere al minore dei mali, per portare a casa il lavoro, e basta. Abbiamo perso credibilità nei confronti dei clienti, e ci meritiamo di essere definiti puri esecutori. Sarebbe meraviglioso incontrare account che sanno fare bene il proprio mestiere, che oltre a servire il cliente consiste soprattutto nel sollecitare, solleticare, stimolare e aiutare i creativi a portare in vita idee emozionanti.
“Sarebbe meraviglioso incontrare account che sanno fare bene il proprio mestiere, che oltre a servire il cliente consiste soprattutto nel sollecitare, solleticare, stimolare e aiutare i creativi a portare in vita idee emozionanti.”
A parte la consecutio improbabile, mi chiedo da quanto tempo tu faccia il/la creativa…. e mi chiedo come facciano quei poveri account che collaborano con te non solo a lavorare 14 ore al giorno, a gestire clienti impazziti, sedare producer irritanti, ma anche a sentire queste stupidaggini da quattro soldi…. prima di sparare a zero su chi si becca molti oneri e pochi onori fatti un esamino di coscienza…
ho visto questo http://www.youtube.com/watch?v=G4ccqtP0coM e mi sono emozionato tanto, ho emozioni che fanno dal disgusto alla rabbia
Che merda di spot…
Madalina! Che donna meravigliosa.
vanno non fanno, ho le dita troppo emozionate per scrivere senza errori
non penso che sia sensato postare cose imbarazzanti. Perchè ribadire la bassezza a cui siamo arrivati?… Ce ne sono tanti di esempi e più efficaci di Borghetti, per rendere l’idea.
A. caro,
non volevo dire che mi sento esclusa dal metterle in pratica. Dire che io lo faccio e gli altri no sarebbe presuntuoso oltre che falso. diciamo che è una scelta stilistica, non un discorso personale. Tutti noi siamo qui per dare le nostre impressioni e fare un’istantanea di quello che vediamo, per fare emergere dei sottoboschi che altrimenti rischiano di sembrare la normalità. Il punto non è chi lo fa, ma come tutti lo facciamo.
che poi, da quando per fare una spaghettata serve la ricetta su internet?
Vi auguro di riuscire ad eliminare presto questi format orribili che per quanto mi riguarda aiutano solo lo zapping.
saluti!
a.
Cara Suzanne, io credo che le idee ci siano. Nei braistorming così come nelle strategie si vedono idee creative, idee che emozionano, idee in cui crediamo. Il problema nasce quando le devi presentare: “sono troppo rischiose”, “il cliente non è pronto, non le capirebbe”, etc… E allora si va con adattamenti di idee, con progetti che partono benissimo e che perdono un po’ della loro magia man mano che si allontanano dalla sala in cui sono state concepite.
Forse varrebbe la pena rischiare un pochino di più, avere il coraggio, sia da parte dell’agenzia che del cliente, di osare, di proporre qualcosa che sia diverso e dirompente, non dico di arrivare allo stile Diesel, ma che come dici tu, qualcosa che ci apra un mondo in cui sognare e che non sia fatto sempre e solo di donne nude o humor all’italiana, ma più semplicemente di valori veri.
giusto per farci vedere la differenza.
la telefonia nel mondo fa anche questo: