Racconto di Natale

Venerdì 19 dicembre di un tempo per niente lontano. Sono le 17 quando Renzo  entra nella sala riunioni di un’agenzia pubblicitaria che si è fatta largo “a suon di gare e politica”.  Virgoletto le opinioni del nostro protagonista perché sono il narratore onnisciente.      Renzo mi ha raccontato la sua storia nei dettagli, pensieri compresi. E mi ha pregato di non renderla riconoscibile, a cominciare dal suo nome. Che quindi non è vero. Ma lo è la sua storia e non finisce bene. Forse avreste preferito un racconto più “natalizio” in senso stretto. Ma questa è Bad Avenue.

Soprattutto, questo è l’ambiente della pubblicità milanese oggi. Se non vi piace, smettetela di leggermi. Le fanzine sono lì pronte a confortarvi. Ad azzerarvi l’ansia, insieme a ogni traccia di processo cognitivo.

Renzo è un art director.  Il motivo per  cui si trova in sala riunioni, alle 5 dell’ultimo venerdì prima di Natale, è un grosso nome che significa un possibile grosso budget. A patto che l’agenzia presenti il 5 gennaio e azzecchi le proposte  creative. Ammesso e non concesso che sia la creatività a fare la differenza.

In sala riunioni sono presenti due direttori creativi e un amministratore delegato. Basta poco più di un quarto d’ora per esaurire preamboli e briefing. Alle 17.20 Renzo pone l’ingenua domanda: “ma chi fa ‘sta gara?”.

Dal 20 al 22 dicembre Renzo lavora affiancato da un planner.  I suoi direttori creativi sono già in vacanza. A partire dal 23 prosegue da solo, in compagnia dello “stereo a palla”.  Si prende una pausa il 24 pomeriggio e il giorno di Natale, che passa con la famiglia. Riprende il 26, la compagnia non si è arricchita nel frattempo, e continua in solitudine sino al 28 dicembre sera, quando chiude il documento di gara, lo stereo e l’agenzia.

Martedì 30 dicembre, Renzo riceve una telefonata dal direttore creativo art: “guarda, goditi la vacanza e che vadano tutti a fare in culo. Il direttore creativo esecutivo ha visto il tuo lavoro e non è per niente soddisfatto”

Renzo torna in agenzia il 7 gennaio, convinto che oramai il lavoro sia stato consegnato. Invece no. La presentazione è stata rinviata dal (potenziale) cliente, il quale ha anche consigliato di modificare un piccolo dettaglio per aggiudicarsi il budget. Il piccolo dettaglio non è uno sconto ulteriore, ma un elemento di “creatività”. Renzo apre il plico di gara. Si chiede perché mai un cliente che indice una gara tra più agenzie, debba poi chiamarne una per suggerire la piccola variante di suo gusto “se ci tengono a vincere”.  Renzo si chiede anche dove siano le nuove proposte volute dal direttore creativo esecutivo. Quelle che vede sembrano tanto simili alle sue, quelle chiuse il 28 dicembre.  Arriva in suo aiuto il planner, indicando i piccoli cambiamenti apportati nel testo. Arriva anche il direttore creativo esecutivo “visto che adesso il lavoro va molto meglio?!”

Renzo non commenta.  Aggiunge quel “piccolo dettaglio” suggerito dal grosso cliente potenziale e torna a chiudere il plico. Probabilmente con lo stesso entusiasmo con cui si chiuderebbe la bara di un figlio di puttana abortito.

Ma nella pubblicità italiana anche gli aborti possono andare in paradiso. Purché abbiano i santi giusti.

Dopo una settimana arriva infatti la notizia che la gara è vinta e il grosso cliente è preso. Poi non succede altro. Renzo ogni tanto si chiede che fine abbiano mai fatto tutte le ore di lavoro rubate alle sue vacanze di Natale. Ore non riconosciute, in nessun modo. Del resto non è nemmeno un dipendente. E’ un “libero” professionista con partita iva. Potrebbe anche lavorare per altri quando è in ufficio. Ma gli hanno sconsigliato di farlo.

Forse avrebbe potuto rifiutare quella sòla natalizia ma confida che abbiano almeno apprezzato la sua professionalità oltre alla disponibilità. E infatti è proprio così.                 “Tu sei il migliore art che abbiamo qua dentro” gli confida l’amministratore delegato qualche mese dopo.

Il grigio inverno è ormai alle spalle, le giornate si sono allungate ma quelle di Renzo, in quell’agenzia, sono al termine.

“Per te sarà più facile trovare un altro posto di lavoro. Chiudiamo seduta stante il nostro contratto, così potrai usare i due mesi di preavviso che hai (luglio e agosto) per concentrarti nella tua ricerca. Se ti serve una lettera di referenze sono a tua disposizione. Ah, a proposito, ti chiedo solo un piccolo favore: firma questo documento  nel quale dichiari di essere tu a voler interrompere la nostra collaborazione, cinque mesi prima che scada il tuo contratto.”

Renzo non firma. Inizia un’altra storia, anche questa uguale a tante altre. Molte già successe, moltissime  accadranno nel 2011. Storie che a noi non toccheranno mai, ci illudiamo tutti, e quando capitano le teniamo segrete. Perché, come mi ha scritto Renzo:

“come ben sai questo mondo di pubblicitari è pieno di persone meschine e visto che già faccio fatica a trovare qualche lavoretto qua e là, non vorrei giocarmi pure queste poche possibilità che mi capitano sotto mano.”

Tra le tante pecche di questo racconto, la peggiore è che non posso nemmeno mettere la parola fine.

Continua (sinché lo permetteremo)

 

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War does not determine who is right - only who is left.
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14 Responses to Racconto di Natale

  1. Auguri says:

    Mo’ magnamo.

  2. X says:

    Capisco il timore di Renzo, ma non sarebbe meglio dire il nome dell’agenzia di modo che altri freelance non incappino nello stesso tranello?

  3. mabasta says:

    Sì, fuori i nomi. Sennò tutto sto cazzo di blog non serve a nulla.

  4. NestorMahno says:

    Questa situazione, non nuova, è anche causa nostra, di noi dipendenti.

    Le soluzioni sono due:
    1) L’esperienza di Renzo andrebbe portata direttamente davanti all’Ispettorato del Lavoro, invocando una conciliazione. Cosa succede?
    Arrivano gli ispettori che verificano la situazione, valutano contratto, ore e condizioni di lavoro, poi impongono all’azienda l’assunzione del lavoratore col pagamento di tutte le ferie, 13esime e 14esime eventuali, malattia ecc.

    oppure, più sporca, ma non tanto più sporca dell’espereinza subita da renzo:

    2) renzo va dal ceo, gli dice che se vuole che firmi le dimissioni gli deve versare un lauto compenso (a discrezione: dipende dal tempo di lavoro per l’agenzia, diciamo un 5-1′% del budget vinto?), ovviamente allegando una bella lettera di presentazione e che, se mai dovesse succedere che renzo venga sputtanato, l’ispettorato del lavoro (ma anche la finanza) ha 5 anni di tempo per accettare denunce di irregolarità (vedi 1).

    Bisogna smetterla di sottomettersi. Ho parlato con della gente dell’ispettorato e mi hanno detto che le coscienze si stanno risvegliando perché sono troppi gli abusi che fanno centro per “paura” del capo.
    Ma che paura! Denunciamo! Mettiamoci in gioco per noi stessi e per gli altri! La pubblicità non può morire. Non in quest’era di internet, del digitale, di necessaria apertura delle frontiere.

    Dobbiamo agire insieme.

    Così aggiungo, ma perché Bad Avenue non include anche un esperto giurista del lavoro? Così possiamo contrattaccare noi, visto che i sindacati hanno sempre combattuto le battaglie sbagliate.

    Saluti
    Nestor Mahno

  5. Accontacculturata says:

    Bravo Nestor, mi associo.
    Mi associo anche alla richiesta di pubblicare i nomi… forza e coraggio.
    E aspetto il prox post.
    baci

  6. viva nestor says:

    Il Nestor ha ragione. La strada è questa. Più dirittie meno pippe e lamentele.
    Se questo blog ha veramente intenzione di crescere, faccia meno gossip, più denunce vere e più aiuto per noi sfigati (sì, sfigati) che lavoriamo in pubblicità.

    saluti

  7. xxx says:

    Il problema è che, chi si ribella al sistema, vince sicuramente una battaglia individuale (impossibile perdere con questi sfruttatori, e lo sanno tutti).
    La nuova moda delle agenzie (e di chi vive sullo sfruttamento delle persone) pare sia quella di far firmare una clausola in cui un dipendente, che viene assunto dopo anni di precariato irregolare, s’impegna a non denunciare mai l’agenzia.
    Credo che ormai in molti sappiano che si tratta di una clausola nulla ed illegale, ma su 1 che si ribella e che viene risarcito, 30 subiscono il gioco, e gli stronzi finiscono per guadagnarci comunque.
    Il singolo purtroppo non è più un esempio, non smuove più nessuno. Ormai il sistema è l’esempio da seguire… e accidenti, quando mai un sistema è diventato un eroe?
    Ma ora ci sei tu Donald – sei un supereroe, giusto? – associaci. Crea coscienze, diffondi notizie fatte di dettagli (almeno i nomi dei cattivi…), linkaci alla giustizia, crea imbarazzo tra i clienti. E’ molto più facile colpire gli stronzi che gli sfigati,… hanno giusto uno, due punti deboli, e sappiamo tutti quali sono. Contiamo su di te!

    • NestorMahno says:

      Bravo. Esatto, facciamo sistema.
      Abbiamo la rete e abbiamo Don.
      Adesso bisogna tirar fuori le palle. Prendere una posizione che non sia più la pecorina. Seguire la via del Bushido.

  8. no future says:

    ma scusate l’ispettorato del lavoro cos’è di preciso?
    è un sindacato? cos’è?

    • NestorMahno says:

      Non è un sindacato. è un organo governativo, dipendente dal Ministero del Lavoro, che vigila su tutto ciò che ha a che fare col mondo del lavoro:
      “I compiti dell’ispettorato del lavoro sono la protezione della salute fisica e psichica dei lavoratori sul posto di lavoro, la verifica del rispetto delle disposizioni sulla durata del lavoro e del riposo, la protezione speciali dei giovani, delle donne incinte o madri che allattano e la prevenzione degli infortuni professionali.”

      La tua domanda, però, mi fa pensare che siano in tantissimi a non conoscere i propri diritti, ma solo i doveri.

      Non mi riferisco a te nello specifico (non prenderla personamente), ma se non conosciamo le regole di questo mondo, di cosa stiamo parlando?

      • no future says:

        puoi avere ragione, siamo e sono talmente abituato a stre a 90 gradi che nn conosciamo nemmeno glistrumenti a nostra dipsosizione.
        credo che nessuno lo abbia mai usato per paura di compromettersi la carriera, no?
        sucusa l’igoranza, ma un ragazzo che lavora tipo 60 ore a asettimana x 1000 euro al mese alza il telefono e dice qua mi sfurttano loro arrivano e ti fanno pagare gli straordinari?
        per farla semplice ovviamente:
        credo che poi lavorare in quel posto, se la chiamata non può essere anonima, diventi un inferno e che nessuna altra agenzia ti prenderà mai bollandoti come comunista, sovversivo, sfaticato ocon poca passione.

  9. NestorMahno says:

    infatti, è la paura che ci ferma.
    i cocopro che lavorano tutta la settimana, we compresi, senza sraordinari, ferie, malattia ecc… sono falsi cocopro. L’azienda che li assume e li fa lavorare così incorre in una multa e nell’obbligo di assumere con contratto subordinato il dipendente. Versando tutti i contributi passati, le ferie, le malattie e gli straordinari. Se decide di non assumere… il ministero del lavoro gli fa pure causa.
    Il problema che descrivi nella tua conclusione è la madre di tutte le paure.
    Per quello, se tutti quanti iniziassimo con la nostra “resistenza”, tutti insieme… beh diventeremmo un paese normale.
    Il datore di lavoro starebbe più calmo, magari eviterebbe qualche insulto, comincerebbe a farsi trovare, a collaborare per non farti fare le notti, magari inzierebbe a dire di no alle richieste folli dei clienti. Chissà.

    Questo sistema si regge su una catena -alimentare- di menefreghismi. Togli la base della catena e la piramide crolla.

    Ciao!

    • no future says:

      d’accordo in pieno.
      io direi che postare qua un numero di telfono di questi ispettorati sarebbe un buon inizio.

      diciamo che però sarebbero costretti ad assumerti se vogliono tenerti, se no possonoanche mandarti via pagandoti l dovuto e cioè una brioche ed un cappuccio, correggimis esbaglio, e spero di sbagliarmi sinceramente.

      • NestorMahno says:

        Ispettorato: google it!

        per il resto, se ti mandano via da cocopro devono saldarti il dovuto da contratto.
        So’ soldi.
        Se ti licenziano da determinato, ti devono liquidare (dal tempo dell’assunzione ‘falsa’).
        So’ comunque soldi.

        Se vengono sgamati ad applicare con te un falso contratto a progetto, come ho scritto, ti devono assumere o vanno in causa col ministero.

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