Non spariamo sulla Croce Rossa.

Duck Phillips è un nome collettivo che rappresenta un gruppo di uomini e donne che lavorano nel mondo dell’editoria specializzata, a diverso titolo, e che da oggi scrivono su Bad Avenue per diventare la coscienza dei creativi, la voce ‘contro’ che mancava.

“La stampa di settore non racconta la verità. Non smaschera le bugie dei vostri manager, non parla dei posti di lavoro che saltano, degli stipendi da fame, di agenzie che hanno perso clienti e smalto creativo”. Da questo blog (ma non solo) arrivano le solite accuse trite e ritrite. Non facciamo il nostro dovere e perché? Qualcuno mi ha detto tempo fa: non potete scrivere le cose come stanno perché le agenzie vi pagano. In pratica, secondo alcuni di voi, saremmo una categoria dei leccapiedi (potrei usare altri termini, ma le parolacce le lascio ad altri) prezzolati. Sono accuse sgradevoli per chi cerca di fare questo lavoro onestamente e denotano una certa superficialità. Le vostre accuse nascono da un malinteso. La stampa specializzata non può avere lo stesso ruolo che dovrebbe avere la stampa generalista, quello di mettere in discussione il potere costituito, di svelarne le magagne, di smascherare le bugie dei governanti (e fra l’altro persino i grandi quotidiani nazionali, per non parlare dei tg, vengono meno a questo ruolo: vi immaginate Repubblica che parla male di De Benedetti? O La7 che attacca Telecom). Insomma la stampa di settore, per come la vedo io, ha un ruolo diverso da quello che può avere un blog come questo dichiaratamente di controinformazione. Ve lo do per certo: non ci sarà mai un ‘Report’ della pubblicità. Le testate di comunicazione nascono organiche al mercato della comunicazione. Sono state una delle gambe del sistema e dirò di più sono state uno strumento utile alle agenzie per fare business. Abbiamo regalato ai vostri manager e ai vostri creativi un palcoscenico che altrimenti non avrebbero avuto. Ci siamo inventati uno spazio, dei premi, vi abbiamo trasformato in opioninisti, vi abbiamo dato quella dignità di personaggi che gli altri media non vi avrebbero mai dato (perché diciamoci la verità della pubblicità non frega niente a nessuno o quasi). Ma si sa se il mercato va bene stiamo meglio tutti. Oggi sarebbe facile attaccarvi. Le agenzie non sono più grandi investitori, di soldi ce ne sono pochi. Quindi, secondo il vostro modo di pensare, avremmo mano libera. Possiamo denunciare, criticare le vostre campagne quando sono scarse (e non capità così di rado), smascherare i vostri entusiasmi di facciata. Eppure no, non infieriamo. Sarebbe come sparare su un corpo già morto. Ci limitiamo a fare la cronaca, evitando di assestarvi altri colpi. Vi stiamo dando il tempo per ‘reinventarvi’ un mestiere. Perché lo avete capito che nulla sarà come prima, vero?

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11 Responses to Non spariamo sulla Croce Rossa.

  1. fine corsa says:

    sì, noi lo abbiamo capito. E voi?
    Avete mangiato e mangiate su questo piatto della pubblicità che oggi piange. Il vostro mercato dei premi è un mercato, non fingete sia altro, per cortesia. Se noi del mestiere dobbiamo giustamente smettere di lagnarci ed inventarci qualcosa di nuovo, questo è anche, o dovrebbe esserlo, un vostro dovere. Limitarsi a farne la cronaca è come stare seduti ad aspettare. Benissimo, fatelo e se saremo in grado vi forniremo nuovo spettacolo. Ma non prendetevela se venite criticati per l’acriticità totale del vostro giornalismo. E, per cortesia, ogni tanto un articolo non a pagamento, di critica o di elogio, scrivetelo. Anche solo per tenervi in esercizio.

    • ExVoto says:

      Sarebbe bello conoscere almeno due o tre lavori interessanti che hai realizzato nell’ultimo anno…giusto per capire…sarebbe carino che chi critica in modo così ‘violento’ citi qualche opera meritoria…cosa merita di essere ricordato del vostro 2010? Credo che piacerebbe a tutti raccontare uno spettacolo diverso! Buon Natale

  2. ExVoto says:

    Fare la cronaca di un paziente in stato comatosto non deve essere facile…e che devono raccontare sti poveracci? Dategli materiali, informazioni, ‘esponetevi’ un po’ anche voi e vedrai che qualcosa di buono faranno…smettetela di dire ce va tutto bene quando vi intervistano e vedrete che qualcosa cambierà. In ogni caso ricordatevi che l’animale malato va curato, non abbattuto….

  3. Body says:

    Ma io invece, dopo questo post che non è un post, sparo volentieri sulla croce rossa.
    I vostri giornaletti per noi hanno la stessa dignità di Chi, Novella e compagnia cantante. Questo giusto quando si trova un grammo di gossip che non ci sia già arrivato all’orecchio. Questo siete ai nostri occhi. Ci arrivate gratis nella posta e di default vi leggiamo. Per il resto, ci sono milioni di blog che ci fanno vedere quello che vogliamo vedere e decine di contatti su Skype che c’informano sul resto. In tempo reale.
    Siete superflui, insomma, spesso dannosi: leggere il proprio nome sotto una campagna del cazzo fa molto più male che bene. Delle rare interviste a qualche AD cocainomane, CEO triste o EDC sfigato che si crede la madonna, non sappiamo davvero cosa farcene: dovremmo forse imparare qualcosa da chi è responsabile di questa situazione?
    Perciò, cosa rimane? A cosa servite? Quale sarebbe la cronaca che fate? E soprattutto: se avete qualcosa da dire, dovete farlo proprio qui? Non ce l’avete un giornale su cui scrivere?

  4. ExVoto says:

    E’ bello vedere che siete vivi…

  5. alice says:

    L’intervento di Duck non è poi così scandaloso. E’ stato Donald a tirare in ballo le “fanzine di settore”, a prendere per i fondelli la “dott. Lazzarotto”. Sinceramente non capisco tutto questo astio. Se i premi organizzati dalle varie testate sono a pagamento, perché continuate a iscriverci le vostre campagne e a citarle nei comunicati stampa che inviate a mezzo mondo (questo progetto ha vinto il key award, quell’altro ha vinto il bea etc. etc.)? Ragazzi, un po’ di umiltà, e ricordatevi che il pesce puzza dalla testa.

    PS tanto per chiarire: non lavoro in una fanzine di settore!

  6. ExVoto says:

    Non tutti i premi hanno dietro un giornale, ma tutti i premi (o quasi) sono un business per chi li organizza….chiaro il concetto? Tutti i Leoni di Cannes sono meritati?

  7. Body says:

    personalmente io non avevo nessun astio, prima che mi si desse del cadavere (..Sarebbe come sparare su un corpo già morto) e che si chiudesse con quella battutona dal sapore “le risate che ci stiamo facendo a vedervi così”.
    per quanto riguarda i patetici mediastars e compagnia cantante, è l’agenzia a iscrivere le campagne. qualsiasi creativo decente, proprio perché ne comprendiamo l’altissimo valore, una volta vinto, se ne vergogna e lo nasconde.

    • ExVoto says:

      Ma è ovvio che il cadavere non sei tu…è il ‘sistema’ così com’è e se ci si continua a piangere addosso o a chiudere in un gruppo ristretto di ‘illuminati incompresi’, non si va da nessuna parte. Bisogna reagire e farlo per prima nella vita di ogni giorno.

  8. sisifo says:

    ciao Dick.
    mi permetto un suggerimento. fate una bella inchiesta sui compensi mediamente pagati dalle aziende alle agenzie.
    quanto pagano per una campagna, per un marchio, per una brochure, per un pack, per una strategia di comunicazione, per la ricerca di un brandname, per un piano di social media marketing e la sua attuazione?
    poi forse capiremo davvero perchè nulla sarà più come prima.

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