“Non ci sono più i condottieri creativi” di Andrea Concato.

Questa sera pubblico un commento che Andrea Concato ha scritto domenica sera su Bad Avenue in risposta a un post di Suzanne Farrell. Pubblico il suo intervento perché lo trovo rilevante e mi trovo d’accordo su molti punti.

(…) Sì, la forbice fra le cariche più rilevanti e i lavoratori da sala macchine si è aperta. Si è aperta dovunque. Nelle industrie, nelle imprese, nei servizi. E’ una bella cosa?No. Pensa però che quello che succede nel nostro mondo succede anche negli altri. Architetti, avvocati, fornitori di dadi&bulloni. Tutti i prestatori di opera subiscono l’arroganza della domanda, perché c’è troppa offerta. E nessuno è così preparato da distinguere gli eccellenti dai cialtroni. Pensa che si è aperta anche nelle nazioni ricche. E questo è ancora più mostruoso. Il Venezuela è il quarto esportatore di petrolio al mondo. Potrebbe garantire educazione, sanità e trasporti gratuiti, e tutto il resto di conseguenza. Risultato? Trenta famiglie millimiliardarie in dollari e il 97% della popolazione sotto la soglia della povertà. Nigeria idem. Uno dei Paesi più ricchi della terra abitato da una popolazione disperata.

Nelle agenzie si è aperta perché non ci sono più i condottieri creativi. Non ci sono più perché i grandi clienti internazionali non hanno più richiesto il loro intervento. Tanto le loro campagne importanti le fanno fuori. Ma i condottieri creativi erano quelli in grado di coinvolgere, convincere e muovere imprenditori e amministratori delegati. E muovevano business e budget. Trascinavano verso campagne sorprendenti e rilevanti. A volte pregevoli creativamente, a volte meno. Ma rilevanti. La gente se ne accorgeva, ne parlava. I condottieri creativi guadagnavano moltissimo, e costavano molto di “indotto”. Ma rendevano molto. Per questo motivo i loro numeri due, numeri tre e numeri quattro guadagnavano molto anche loro. Oggi i clienti si conquistano nella maggior parte dei casi con i networks di relazione, con le amicizie, con le gare più o meno professionali, con gli intrallazzi, con gli interessi, con il media, con la cortigianeria governativa. La maggior parte delle persone dei reparti marketing non distingue una buona campagna da una caffettiera.

A capo dei reparti creativi non ci sono più figure con carisma. Nei casi migliori ci stanno bravi creativi, spesso con personalità contorte o addiritura disturbate, timidi, introversi, incapaci di affabulazione e fascinazione. Chiusi nel loro mondo oligoriferito, proprietari di codici e culture aristocratiche, sospettosi e rancorosi verso chi non li capisce. In tutti gli altri casi ci stanno creativi bravini allineati e impauriti. Pagati una vergogna. Quanto vuoi che guadagni il numero tre di uno di questi? In più aggiungi che è oggettivo che le agenzie fatturino meno e generino margini inferiori, quando non sono a filo del pelo.

Andare all’estero può essere un ottimo inizio. Soprattutto se sei giovane, soprattutto se sei art o poliedrico. Perché il gusto e lo stile italiano fanno ancora la loro lercia figura. Piacciono molto, soprattutto negli Stati Uniti, soprattutto fuori da NYC, Boston, LA, Miami. Ma lì ti scontri con autentiche belve che hanno dieci volte la tua energia e la tua stamina. Londra è durissima. Il 90% del lavoro è free lance. A Londra come in USA gira quasi tutto attraverso gli head hunters. Fai selezioni durissime per prendere un lavoro free lance in gara con altri che poi se vinci ti pagano una miseria. Il tutto per una micro operazione guerrilla. Parigi? Lassa stà. Gli Emirati Arabi per chi ha i maroni possono essere una frontiera. Se hai un curriculum sostanzioso, è una possibilità. Anche un’avventura. La Cina, se sai essere rispettoso e sai metterti con umiltà al loro servizio, è alla disperata ricerca di know how in ogni campo delle discipline avanzate.

Poi mi chiedi cosa penso delle aziende. Ci sono aziende in cui si sta bene e altre in cui molto meno. Ci sono aziende in cui l’orgoglio di stare in un team di eccellenza ti ripaga di tutta la pupù che mangi. Anche in Italia. Ferrari, Procter, Apple Italia, Mediamarket, Deloitte, Mediobanca, Lever e tante altre sono aziende ambitissime. Ma il nostro è il mestiere più bello del mondo. In nessun mestiere quello che tracci sul foglio oggi è mostrato a tutti domani. In nessun mestiere una tua intuizione può toccare una corda intima di milioni e cambiare le sorti di un’azienda, dei suoi prodotti, delle famiglie che ne dipendono. Noi ogni giorno cambiamo prodotto e settore, gli altri no. Io sono, e ne sono felice, uno dei massimi esperti europei di tamponi interni. Ho iniziato a lavorarci che avevo 23 anni e mi ha insegnato a parlare con le ragazze. Noi frequentiamo quasi solo gente intelligente, a volte di grande talento, e geniali talenti esterni. Noi possiamo generare un’idea in un fulminante attimo o sudare freddo rimbambiti e pallidi per dodici notti. Ma vuoi mettere? E non sai mai cosa ti succederà la prossima volta. Noi possiamo cambiare il corso delle cose pensandoci su. Ma a chi altro capita? Noi per mestiere continuiamo a passare dalla testa di chi parla a quella di chi ascolta. Se non sei un cretino questo ti trasforma in una persona migliore. Nelle medie e nelle piccole agenzie te la fai, te la vendi, te la realizzi e manca poco che vai in televisione a raccontarla in 30 secondi. Parla con uno che lavora alla logistica del nord est delle capsule Lavazza e poi dimmi. Chiedigli a che ora timbra il cartellino, in che mensa mangia, quanto è stronzo il suo capufficio, quanto è leccaculo il suo collega. Da noi il leccaculo e il raccomandato inciampano al primo foglio bianco. Dammi retta, una figata. Tuttora, ancora una volta, dopo cinquant’anni, la cosa più eccitante che puoi fare con i tuoi vestiti addosso.

Andrea Concato

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Mi piace l’adv, ma non mi piace come s’è ridotta. Sono un Super Eroe tornato dal passato per spazzare via il presente e dare un futuro ai pubblicitari italiani. Posto ogni notte a mezzanotte e dintorni, come un Marzullo qualsiasi, solo più cattivo.
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20 Responses to “Non ci sono più i condottieri creativi” di Andrea Concato.

  1. mauro_a:g says:

    Mi piace. Parecchio. Anche questo è un manifesto

  2. no future says:

    l’ho sempre detto.
    se il tuo ecd è un 35enne in all star messo li perchè costa due soldi, che non viene ascoltato dagli account (legittimati dal fatto che il loro capo, è un manager affermato,
    che sa muoversi e viene ascoltato) , iclienti non lo considerano nemmeno un interlocurtore serio, a cosa può aspirare un creativo, a quale stipendio, a quale vita?

  3. Brando says:

    Quote: “Le grandi agenzie prone, i CEO predoni, i clienti prepotenti, gli stagisti “carne da macello”, gli account passacarte… sono tutti qui i colpevoli del presunto GENIOcidio italiano?
    Mi mancano i creativi”

    Carisma, passione, esperienza, competenza, chiarezza… idee.
    Ecco cosa mi mancava.

  4. no future says:

    ecco basta leggere il post di concato, quanti direttori creativi esecutivi oggi sarebbero capaci di scrivere un pezzo del genere? sinceramente credo pochi, ben pochi!

  5. ollie says:

    andrea, mica stai cercando un copy?

  6. _stagista a progetto_ says:

    chapeau

  7. fabrizio says:

    Che sapevi ben scrivere ben lo ricordo, e ci sono saggezze e stimoli, forse uno zic di troppo di orgoglioso ottimismo, pero’ che bello crederci nonostante tutto.
    Ma per favore non scrivere anche tu pupu’…
    Atsalut

  8. Polpopol says:

    “Absolutely -goddam-right!”, traduzione: “stica!”

  9. editairac says:

    quello che ha scritto Andrea Concato mi ha colpito molto, davvero…

    in particolare un punto che sento a me molto vicino…per cui mi chiedo…è proprio vero che i leccaculo e i raccomandati inciampano al primo foglio bianco?
    Io non ho ancora iniziato a fare questo mestiere e per quello che vedo e che ho vissuto, per adesso, mi sembra davvero tutto il contrario…
    Mi sembra che più sei falso, più vai avanti…
    Più sei leccaculo, più la gente si ricorda di te…

    Io forse non diventerò mai nessuno di importante in questo mondo, forse non ci entrerò neanche…ma almeno rimarrò me stessa senza compiacere nessuno o leccare il culo in giro solo per avere qualcosa in cambio…

    E se in questo mondo ci entrerò e riuscirò a sopravvivere, magari con uno stipendio dignitoso, spero davvero di trovare un angolino in cui i leccaculo e i raccomandati vengano davvero spediti a casa al primo foglio bianco….

  10. roberta says:

    felice di averti conosciuto, Andrea Concato. Mi piace molto il tuo pensiero.

  11. laura grazioli says:

    che bel frullato di esperienza, intelligenza e verità!

  12. Bob says:

    Ok, ma oggi in quale agenzia italiana i creativi hanno davvero la possibilità di lavorare ogni giorno su prodotti e progetti diversi (o anche ogni settimana, mese, anno)? In quale frequenti quasi solo gente intelligente e collabori con geniali talenti esterni? In quale il lavoro che si fa rende migliore le persone? In quale i leccaculo e i raccomandati vengono messi alla porta al primo inciampo?

    No, perché manderei subito il CV dato che nella mia non è così sotto nessun aspetto.

  13. Anonymous says:

    il concato con la penna in mano sa sempre far male, è un peccato che in questi anni sia un po’ sparito dalla circolazione.

  14. Marco Carnevale says:

    Tutto vero. Grazie Andrea (e molti auguri).

  15. TOPO GIGIO says:

    Ciao, sono TOPO GIGIO.
    Quel che dici è vero, ma non scordare che la vera causa di tutto ciò è la mancanza di formaggio.
    Ricordati di finire la manutenzione del mio termosifone!

  16. Pingback: La Generazione Perduta. | Donald Draper

  17. Dandyness says:

    Adoro chi scrive così.
    Contenuto e forma.
    Mi dà piacere.

  18. Pingback: Almanacco 2011 dei direttori creativi. | Donald Draper

  19. SPOON RIVER says:

    ecco, per una volta passione ed esperienza insieme. Troppo spesso “viaggiano” separatamente.
    Grazie!

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