Mi piace l’adv, ma non mi piace come s’è ridotta.
Sono un Super Eroe tornato dal passato per spazzare via il presente e dare un futuro ai pubblicitari italiani.
Posto ogni notte a mezzanotte e dintorni, come un Marzullo qualsiasi, solo più cattivo.
Per una volta che viene pubblicata una cosa intelligente ed un messaggio positivo anzichè i soliti piagnistei, neanche un commento.
Questo a mio avviso la dice lunga sugli abitanti di Bad Avenue, che di positività evidentemente ne hanno proprio poca.
Comunque bravo Draper per averlo pubblicato.
Da noi è più dura, hai ragione. Il mio commento però voleva essere uno spunto per spronarci tutti a ricordare che, come dice Droga, questo lavoro è bello farlo solo se in mezzo alla merda in qualche modo ci si diverte ancora.Se non ci si diverte, meglio cambiare.
Ho notato che in questo blog spesso si creano discussioni fatte solo di lamentele ed attacchi personali (tra l’altro secondo me fuori luogo: qui si parla di pubblicità, non di chi ce l’ha più grosso/bello/luccicante) che purtroppo rischiano di renderlo un posto dove anonimamente si dia sfogo a tutte le nostre frustrazioni, e poco altro. Mi sembra che invece l’obiettivo fosse di creare un sito di controinformazione che desse spazio a dibattiti anche forti, ma costruttivi .
Mi auguro che lo diventi presto.
Scusa ma ritengo che la gente che lavora in pubblicità NON POSSA non sapere l’inglese. Che si sappia male, si parli in stile maccheronico, ok, per carità, anch’io dico “tenchiu” , ma come si può pensare di essere dei veri creativi senza poter anche solo andare a vedere le campagne straniere fatte in paesi creativamente molto più evoluti di noi??
E’ un limite troppo grosso, e chi lo accetta non è abbastanza curioso per fare questo lavoro. Meglio cambiare.
A me non fa impazzire. Voleva scrivere un “manifesto”? Secondo me non c’è riuscito.
Alla fine resta un pubblicitario. Fino a quando il limite è titolo, baseline, bodycopy e pay off, il ragazzo è un genio. Ma quando si spinge oltre, diventa un comune mortale. E questo testo ne è la prova.
Per una volta che viene pubblicata una cosa intelligente ed un messaggio positivo anzichè i soliti piagnistei, neanche un commento.
Questo a mio avviso la dice lunga sugli abitanti di Bad Avenue, che di positività evidentemente ne hanno proprio poca.
Comunque bravo Draper per averlo pubblicato.
Da noi è più dura, hai ragione. Il mio commento però voleva essere uno spunto per spronarci tutti a ricordare che, come dice Droga, questo lavoro è bello farlo solo se in mezzo alla merda in qualche modo ci si diverte ancora.Se non ci si diverte, meglio cambiare.
Ho notato che in questo blog spesso si creano discussioni fatte solo di lamentele ed attacchi personali (tra l’altro secondo me fuori luogo: qui si parla di pubblicità, non di chi ce l’ha più grosso/bello/luccicante) che purtroppo rischiano di renderlo un posto dove anonimamente si dia sfogo a tutte le nostre frustrazioni, e poco altro. Mi sembra che invece l’obiettivo fosse di creare un sito di controinformazione che desse spazio a dibattiti anche forti, ma costruttivi .
Mi auguro che lo diventi presto.
c’è da agiungere che l’inglese lo sanno in pochi secondo me…
se droga è cmq diciamo un po scazzato durante l’anno figurati noi qua….
Scusa ma ritengo che la gente che lavora in pubblicità NON POSSA non sapere l’inglese. Che si sappia male, si parli in stile maccheronico, ok, per carità, anch’io dico “tenchiu” , ma come si può pensare di essere dei veri creativi senza poter anche solo andare a vedere le campagne straniere fatte in paesi creativamente molto più evoluti di noi??
E’ un limite troppo grosso, e chi lo accetta non è abbastanza curioso per fare questo lavoro. Meglio cambiare.
A me non fa impazzire. Voleva scrivere un “manifesto”? Secondo me non c’è riuscito.
Alla fine resta un pubblicitario. Fino a quando il limite è titolo, baseline, bodycopy e pay off, il ragazzo è un genio. Ma quando si spinge oltre, diventa un comune mortale. E questo testo ne è la prova.
è bello, è toccante, è vero. Ma concordo con Mangio, non fa impazzire. E’ fin troppo evidente la volontà di emozionare.