È il 2005 e c’è un tipo che si chiama Neil French. Non è uno qualunque.
Al tempo è ”worldwide creative director” della WWP.
Oggi non lo è più, ma continua ad essere un pezzo grosso dell’advertising biz.
Mr. French, il 6 ottobre del 2005 a Toronto, parlando delle donne in pubblicità se ne esce pubblicamente con questa frase:
‘Women don’t make it to the top because they don’t deserve to. They’re crap. They wimp out and go suckle something’.
Sì avete letto bene: le donne non raggiungono il top perchè non se lo meritano. Fanno cagare. Non sono abbastanza coraggiose e se ne vanno ad allattare qualcosa.
In seguito Neil ha rigirato un po’ pelosamente la sua posizione:
quello che ho veramente detto è che diventare direttore creativo richiede il 100% dell’impegno. Le persone che hanno bambini a cui badare non possono farlo.
A parte il suo commento apertamente sessista, Neil dice una verità: le donne non arrivano al top. (la vera verità è che qualcuna ci riesce, ma quante sono rispetto agli uomini?)
Perchè?
Siamo ancora incastrati nella vecchia solfa che le donne devono scegliere tra carriera e famiglia, mentre gli uomini si possono beccare entrambe le cose, tanto hanno una donna a casa che gli cresce i bambini?
Del resto, citando sempre Mr. French, lui si è permesso di non vedere suo figlio per 3 mesi interi causa lavoro.
Io credo che se siamo ancora incastrati nella vecchia dicotomia carriera/famiglia è dovuto al fatto che le politiche di welfare, nonostante gli anni che passano, non si siano evolute.
Quello che noto è che la questione femminile, in Italia soprattutto, non solo non si affronti in maniera adeguata, ma venga liquidata in fretta (anche da molte donne): il femminismo è roba anni ‘70 con qualche racchia che brucia reggiseni, donne e uomini sono uguali, quote rosa et similia ci fanno sentire trattate da “specie protetta”, sono le donne che scelgono i figli.
Perché, avrebbero forse altra scelta?
Se ci fosse una redistribuzione più sana di tempi e mansioni tra uomini e donne (sia in casa sia al lavoro), io credo che molte cose inizierebbero a cambiare. E la Svezia ne è un esempio.
Il sistema svedese di previdenza sociale in termini di congedo parentale costituisce il modello più virtuoso in Europa: uomini e donne hanno diritto a un congedo retribuito di 10 giorni dalla nascita del bambino. Sono inoltre previsti 390 giorni di congedo – retribuiti all’80% – che possono essere ripartiti tra padre e madre fino all’ottavo anno del figlio. 60 di questi giorni devono essere obbligatoriamente usufruiti da ciascun genitore.
Questo significa dare la possibilità agli uomini di fare davvero i padri e di occuparsi della casa non solo a tempo perso. Non si tratta più di “dare una mano”, ma di costante partecipazione e condivsione.
Quali sono gli effetti di questo modello? Meno divorzi e separazioni: una reale equa ripartizione ha rafforzato la solidarietà e l’armonia coniugale, generando così uomini e donne più soddisfatti e meno frustrati. Tasso di natalità più alto. Migliori posizioni lavorative per le donne con salari più alti.
Ma questa è la Svezia.
In Italia si fa prima: congedo eterno per le donne incinte.
Basta rileggere il commento di guia:
Nel 1998 ero vicedirettore creativo In MilanoAD, una mediopiccola agenzia che adesso naviga in cattive acque, per quel che ne so. Il direttore creativo, un certo Paolo Licci, che ha fatto dello spot Scottex con i cagnolini il suo cavallo di battaglia, quando gli annunciai che ero incinta mi disse che lo avevo tradito. E non era una battuta.
Infatti non mi ha fatto ridere per niente.
Mio figlio è nato l’anno dopo e io sono stata costretta a lasciare l’agenzia.
Punto.
A mio parere questo è un chiaro segnale che la questione femminile esista anche in pubblicità (e mi chiedo quante storie simili a quella di guia ci siano).
Un altro segno ce lo dà il magazine Creativity, quando per il suo 20esimo anniversario ha dedicato il numero alle 50 persone più creative degli ultimi vent’anni. Indovinate quante donne c’erano?
Betty Draper
A mio parere la questione non è condizione femminile vs condizione maschile.
Alla base di tutto c’è sempre il fatto che questo lavoro è diventato un continuo mettersi a 90 di fronte al cliente, alle sue richieste e alle sue tempistiche – in modo proporzionale alla posizione raggiunta.
Oggi in Italia la maggior parte dei direttori creativi non sono diventati tali solo per il talento, ma perchè hanno implicitamente rinunciato a una vita extra-agenzia.
Per avere uno stipendio maggiore e una qualifica in più sul biglietto da visita, io creativo devo rinunciare non solo a una famiglia, ma anche semplicemente ad andare al cinema, a vedere gli amici, a leggere un libro – in pratica a qualsiasi cosa non risponda a un brief d’agenzia. E chiunque abbia un minimo di lucidità, donna o uomo che sia, di fronte al bivio non dovrebbe avere molti dubbi. All’epoca di Trainspotting lo “Scegliete la vita” almeno era in ballottaggio con l’eroina.
il problema è che quando ci sei dentro niente ti sembra più importante e appagante… e sacrifichi tutto, per trovarti poi a 40anni con una vita privata vuota e problematica e pure con una lettera di licenziamento in mano….
ah e pure povero oggi come oggi….
ma lo capisci appunto a 40 anni….
scegliete la vita:panzeri in un suo libro consigliava ai giovani di fare gli elettricisti… io vi consiglio di fare quel cazzo che volete ma nncontribuite ad alimentare un sistema di sfruttamento e falciatore di vita che, inesorabilemtne, va verso la deriva…
a chepoisia chiaro: i veri geni fanno altro nella vita, nnstanno certo inagenzia tutta lavita: li ci rimane chi nn haltra scelta o capacità di reinventarsi…
Betty, non è pubblicità e non è in Italia, ma il caso di Carly Fiorina, ex CEO della HP forzata alle dimissioni, la dice lunga sul fatto di quanto e come le donne vengano considerate, indipendentemente dal settore, e dal Paese, in cui siano.
Lo capirei se salvassimo vite umane.
effettivaente salvi posti di lavoro, il tuo…nel senso che al 3 no nn vengo la domenica o no, ho un funerale del nonno, sei out….
è quasi coerente la logica: mi faccio inculare, rovino i miei rapporti umani, mi faccio spremere giorno e notte IN MODO TALE DA evitare che la mia agenzia mi sostituisca con uno che si faccia inculare, rovini i propri rapporti umani e si faccia spremere giorno e notte.
dimentichi il quasi gratis…
in attesa di iniziare la mia schiavitù in agenzia, sempre se trovo qlcu che mi prende, sono sempre più convinta che il sesso debole non siamo noi.
e che il mondo va a m***a perchè è gestito da uomini e non da donne.
Uomini che non esisterebbero senza una donna.
Intanto mi leggo tutti i post di D.D. e i commenti.
E mi spavento di quello che mi aspetta. Ma almeno sono informata e cosciente che il lavoro che sto rincorrendo da anni non è facile, che sto scegliendo la strada più difficile dopo altre esperienze.
Forse quando entrerò in questo bad world, mi stuferò e il lavoro che sogno da una vita sarà solo una schifezza. Ma forse perchè sono nata nell’era sbagliata.
O perchè sono una donna.