Ho intervistato Marco Cremona via mail. Ho apprezzato molto la sua disponibilità e il coraggio di essere pubblicato su un blog non propriamente facile per un pubblicitario. Credo che siano cose che meritano rispetto. Per questo vi chiedo di evitare interventi personali o offensivi. Censurerò qualsiasi commento che non sia civile.
Donald Draper
Ciao Marco, sei il Presidente uscente dell’ADCI, dato che non ti ricandidi non ti chiedo se ripeteresti quest’esperienza ma se sei contento o pentito di averla fatta.
Sono molto felice. Ho conosciuto persone con una passione commovente per il nostro mestiere e ho anche imparato a confrontarmi con situazioni molto complicate. Critiche costruttive ma anche distruttive, ostiche da gestire perchè scatenate perlopiù dalla rabbia di persone finite ai margini.
Cosa giudichi di positivo del tuo mandato, cosa di negativo?
La conquista più grande è stata l’implementazione delle giurie ristrette, che ha finalmente colmato il tragicomico gap tra i giudizi espressi in Italia e quelli espressi dalle giurie dei grandi premi internazionali. In più, essendo le giurie ADCI antecedenti rispetto a quelle di Cannes, siamo riusciti ad identificare le migliori idee creative nostrane prima che venissero incensate fuori dall’Italia e questo è per me e per il mio Consiglio un motivo di grandissimo orgoglio. Tra gli altri risultati raggiunti, mi piace citare la Portfolio Night (che ogni anno offre ai giovani punti di contatto con i migliori professionisti del settore). Negativa è la partecipazione agli incontri che contano. E’ vero che le feste ADCI hanno avuto un successo insperato e straordinario (più di 1000 ingressi sia per il party che per la mostra dei lavori premiati), però le Assemblee sono state poco frequentate. So che quest’atteggiamento è purtroppo comune tra i protagonisti del nostro settore (anche Assocomunicazione ne soffre) e credo che dipenda dal fatto che viviamo nell’epoca dell’individualismo, in cui è difficile trovare valori o concetti attorno ai quali fare gruppo .L’aspetto forse più negativo del mio mandato è stata la mancanza di tempo. Mi sono reso conto che fare il Presidente dell’ADCI in maniera efficace vorrebbe dire dedicarci il 100% del proprio tempo. Non potendolo fare, la frustrazione è stata grande.
Ripeteresti la stessa scelta fatta sulle giurie ristrette? E sul capitolo freelance?
Sulle giurie ristrette, ho già risposto. Sul capitolo Freelance, avrei fatto esattamente le stesse scelte. Probabilmente però, le avrei esternate in maniera più diplomatica. L’ADCI tutela gli standard creativi e le persone che hanno passione per questo mestiere. Che i contratti di questi professionisti siano Co.Co.Co, Co.Co.Pro. o a tempo indeterminato, è totalmente irrilevante.
Più volte ti ho sentito dire che il tuo obiettivo era che le idee italiane arrivassero almeno a Lugano, secondo te i lavori italiani di quest’anno arriveranno a Cannes?
Negli ultimi tre anni l’Italia ha ottenuto risultati che non aveva mai raggiunto nella sua storia. Questo ovviamente non ha nulla a che vedere con il nostro operato come presidenza e Consiglio ADCI. Però essere riusciti a riconoscere il valore di queste idee e a lanciarle sulla ribalta internazionale grazie agli ADCI Award e per diretta conseguenza agli ADCE Award, è certamente un merito. Le idee italiane stanno facendo molto bene e abbiamo tutte le qualità per continuare a crescere come Paese a livello di riconoscimenti.
Chi vedresti bene come tuo successore?
Molti tra i Soci vogliono qualcuno che usi il Club come strumento per ridare dignità e smalto alla nostra professione. Vedrei bene David Copperfield.
Secondo te la mission dell’ADCI deve limitarsi alla tutela della qualità creativa oppure, visti i tempi, l’associazione può fare qualcosa anche per tutelare un settore in profonda crisi?
Ho sempre percepito questo Club come un posto in cui celebrare, tutelare e coltivare la forza concettuale ed economica delle grandi idee. Riuscire a fare questo nel nostro Paese è un’impresa titanica. Detto questo, se i Soci sentono un bisogno diverso, è giusto cercare di soddisfarlo.
Risposta secca. Poniamo che per salvare un paio di posti di lavoro un cliente ti chieda di copiare impunemente un’idea. Come ti comporteresti?
In questi anni ho imparato ad essere più diplomatico di quanto mi verrebbe per natura. Cercherei quindi di limitare i danni, facendo una citazione più che una copia e salvando i posti di lavoro.
La notizia che Mc Cann sta cercando 20 nuovi talenti ha lasciato perplessi molti lettori di Bad Avenue. Puoi spiegarci le motivazioni che stanno alla base di questa ricerca? Cioè: Mc Cann può garantire prospettive reali a 20 persone? E l’ingresso di questi 20 nuovi talenti non minaccerà i posti di lavoro già esistenti?
Ha lasciato perplesso anche me.
Un consiglio a una persona che inizia oggi a fare questo lavoro?
Vai all’estero.
Qual è il futuro di Marco Cremona?
Voglio continuare ad essere un Direttore Creativo internazionale. Dopo le esperienze in Brasile e negli Stati Unito, mi sento pronto per un nuovo capitolo.
DD, quindi per avere la moderazione dei commenti bisogna darti un’intervista?
Se no, fuoco a volontà?
A mio parere Marco è stato molto diplomatico. Vorrei aggiungere però una domanda:
Qualche consiglio a chi vorrebbe rimanere a lavorare in Italia senza doversene andare all’estero?
PS. Io sono tutt’ora all’estero. La situazione è migliore da certi punti di vista, ma da altri non è senz’altro facile; forse perchè siamo abituati a standard ben al di sotto di quelli richiesti all’estero.
Come “Vai all’estero”?
Ma chi è che decide come gira il nostro mondo?
Scusate, ma sono i direttori creativi esecutivi a dover imporre un nuovo corso.
Sbaglio?
tipo con uno sciopero virtuale delle agenzie, come s’è fatto in olanda (cosa che a cannes ha pure vinto un premio cyber)
era in belgio…
eh si vado all’estero a fare la fame, a vivere sotto un ponte…
chi può deve andare subito all’estero davvero….
ha ragione vigor: è un lavoro per ricchi…. oggi più che mai!
Devo smentire il presidente adci e dc uscente, l’annual quest’anno ha bucato un paio di leoni d’argento: Ing Direct e Rolling Stone sull’annual ADCI non hanno preso premi.
L’arcaica espressione ‘ha bucato un paio di leoni’ purtroppo rivela ai miei occhi con chiarezza disarmante l’identità di Skeptical Enquirer…non preoccuparti, non dirò chi sei. Mi basta, come al solito, correggere le tue strampalate e imprecise esternazioni. Rolling Stone, infatti, è un argento all’ADCI.
Sai benissimo che a Cannes Rolling Stones ha vinto un argento nella categoria tv. Mentre sull’annual italiano nonostante lo spot fosse stato iscritto come tv, la giuria non ha voluto assegnargli niente in quella categoria ( troppo facile ), e ha concesso soltanto un argento sul digital. E, ripeto, ING non ha preso niente.
ma basta con ste litigi sui premi, argenti, ori…. dai cerchiamo di essere costruttivi…
la fallon ha fuso tutti i suoi premi e ne ha fatto una targa… e noi qua a litigare su un argento dell’adci italiano????
usciamo da questo angolino chiuso…
sì, concordo. Futile querelle. E prendiamo esempio da Fallon. Ma con il metallo fuso non facciamoci una targa.
facciamoci dei dobloni di metallo da usare come fondo pensione per i creativi over 40 che vengono falciati come grano maturo….
Ca. Rolling Stones silver lion a Cannes, si era sicuramente inceppato il telecomando dei giurati. Roba esile e ritrita anni ’80.
Un po’ di sana autocritica, su! Sveglia!
Godspeed, Marco.
Non stavo giudicando RS meritevole, ma il discorso dell’uscente presidente ADCI che sosteneva che l’annual italiano anticipava i leoni di Cannes.
A parte che non trovo questa disquisizione appropriata allo spirito di Bad Avenue, mi viene comunque da fare un’osservazione. Se e’ davvero importante per l’adci azzeccare i futuri leoni di Cannes, quest’anno hanno raggiunto un’ottima percentuale. Credo la migliore di sempre. Peccato solo che non serva a un cazzo.
d’accordissimo, che nnd iventi il muro del pianto del superfluo questo sito…
deve essere il muro del necessario… dei premi ce ne frega poco,
della nostra sopravvivenza invece molto