La Direttrice di Youmark è intervenuta firmandosi . Potete leggere il suo commento nel post “Gandhi va in Russia“. Lo riconoscerete facilmente. E’ quello che inizia con un perentorio “caro donald… a questo punto mi hai proprio rotto i coglioni.”
Non specifica il perché, ma striglia per benino il nostro DD accusandolo persino di non saper scrivere in italiano.
Devo purtroppo intervenire io, così poco incline alla diplomazia. D’altra parte Donald è in Camargue per un importante concorso ippico, o almeno così mi ha scritto. Cercherò di fare del mio meglio.
Egregia Dottoressa Lazzarotto,
mi ha rattristato molto quella delicata sfumatura di disappunto che ho colto nel suo commento.
Non sono però certo di aver compreso la vis polemica del suo incipit. E’ forse lei l’autrice del titolo “Usuelli e Pogliani traghettano la Mc Cann verso il futuro”.
Non se la prenda. Sembrava davvero un capolavoro di sarcasmo tra le righe. Personalmente l’avevo molto gradito. L’avevo interpretato come un sussulto, quasi un anelito di sincerità. Apprezzabile da parte di chi, per il ruolo che si è scelto, la verità può al massimo “tangenziarla” furtivamente. Invece no. Da come se l’è presa, mi appare evidente che il sarcasmo del suo titolo era del tutto involontario. Peccato.
Io penso sia molto meglio raccontare fatti veri dietro anonimato che firmare frottole.
Non mi piace nemmeno chi si definisce giornalista e mette la faccia (con che faccia?) in patetiche video interviste nelle quali sono vietate domande scomode. Persino al cospetto di un evidente cerchio di matti.
Magari ha un futuro come correttrice di bozze. Potrei anche farle un’offerta in tal senso.
Purché non utilizzi con me quel linguaggio da scaricatore di porto che ha scelto di usare con Donald Draper. Voleva impressionarlo?
Le maestrine non dicono parolacce. A meno che non facciano le supplenti in film spazzatura italiani. Forse ne ha il physique du role. Ma cerchi di non averne anche la vacuità di tête.
E a proposito di pattume, i veri giornalisti dovrebbero descrivere quello che succede, non firmare fuffa su commissione.
Le agenzie vanno a pezzi. Ha senso raccontarci che sono tanto cool?
Certo che no. Se si ha una coscienza, oltre a una pseudo conoscenza dell’italiano.
Perché non intervistare i licenziati, gli stagisti sfruttati? Perché non indagare per scoprire dove finiscono i soldi che le aziende pagano? Guardi che notizie del genere gliele può fornire anche un account con meno di dieci anni di esperienza.
Ci racconti cosa sta succedendo sul serio nel nostro settore. Per favore. Potrebbe sentirsi migliore, lo sa?
Nessuno dei blogger di BA si firmerà mai. E’ una regola della casa.
Può non frequentarla e continuare a credere di essere una giornalista. Ma le assicuro che non accadrà solo perché azzecca tutti gli apostrofi.
Non è da questi particolari che si giudica un giornalista. Un giornalista lo vedi dal coraggio. Dall’altruismo. Ma se davvero i particolari le stanno a cuore, mi permetta di ricordarle che i nomi propri vogliono la prima lettera maiuscola, anche in inglese. Per quanto lei possa disprezzarlo, deve scrivere Donald, non donald.
Chiudo usandole un’ ultima cortesia. Corregga il summary che ha pubblicato all’interno di Linkedin. Un refuso lì fa tanto, ma tanto, sciatto. E purtroppo c’è. Se lo trovi da sola, però.
Buon sabato sera.
basta rompere le palle con accenti or efusi, guardiamo ai contenuti…
youmark e tuttiisiti disettore sono come il tg4…
ok niente in contrario ma nn fate la morale all’unica voce vera del settore….
Se è un blog di lezioni di italiano o, meglio, su chi è più copy, ditelo.
Tutto ciò è infantile.
Ma non è infantile per niente. Scrivere alla “come-cazzo-capita” e non rileggere e non correggersi semmai è infantile. Non se ne può più delle ragazzate pseudo-nerd tutte emoticon e minuscoli e approssimazione. Se questo è un blog di professionisti della comunicazione, è un blog di professionisti della comunicazione. Se fai questo mestiere non puoi scindere tra forma e contenuto, se lo fai vuol dire che hai sbagliato mestiere.
Sono d’accordo con te Polpopol: la forma è anche contenuto. Ma vale anche il contrario; ovvero, il contenuto è forma. E allora, una volta rimproverati gli errori di forma, prova anche tu a concentrarti su qualche contenuto. Per esempio, perchè non chiedere alla Lazzarotto di dare a suoi lettori la possibilità di commentare le sue implacabili interviste pubblicate su YouMark? In fondo, post a comment è un funzione utilizzata da ogni quotidiano on line che si rispetti. Sono sicuro che questa piccola innovazione sarebbe un gesto di trasparenza e apertura molto apprezzato da tutti noi che lavoriamo nel settore.
Guardi, brevemente perché le sterili polemiche non sono il mio forte, intanto siete malinformati, io non ho mai scritto il pezzo ‘Usuelli e Pogliani traghettano McCann verso il futuro’, l’avrete letto in qualche altra ‘fanzina’ di settore (come voi ci chiamate), che vi piace tanto criticare, ma da cui continuate ad attingere, perché da soli le notizie non siete capaci di trovarle. In quanto, invece, al mio linguaggio, alla mia professionalità e al mio stile, piaccia o non piaccia è almeno onesto, non nascondendomi dietro uno pseudonimo. perché, torno a ribadire il concetto, è facile aggredire, denunciare e bacchettare solo per audience, tutelando nella segretezza il caldo della propria poltrona. Per finire, in merito alle miserie del settore, le basti solo sapere che youmark invece di piangersi addosso (anche il giornalismo è in crisi, posti di lavoro che saltano, contratti inesistenti o precari, o forse siete talmente concentrati su di voi da non accorgervene?) ha pensato di nascere. Con il sacrificio, l’impegno e la passione di due soci, tra cui io, la ‘scaricatrice di porto’
noblesse oblige
che noia…
ma è falsa informazione… parlate delle condizione umane…
questi personaggi vanno incalzati.
l’unico è mezzano che ha affrontato in una intervista il problema….
che in un perido così un agenzia spenda 2000 euro per una inutle intervista è grottesco….
calvino, lei ha ragione. rendere interviste e notizie commentabili è uno degli interventi in programma per il 2011. anche se, premetto, mi piacerebbe si trattasse di post firmati. in ogni caso, dalla sua nascita, youmark non si è mai lesinato nel dare ascolto ai suoi lettori. spesso ne abbiamo chiesto l’opinione, creando pezzi ad hoc perché in essi si esprimessero. ma sa qual è la verità? quando c’è da dichiarare la propria identità, non si sa come, ma tutta questa voglia di commentare è come se sparisse… che dice?
Cara Monica, non capisco questa sua ansia da post firmati. Escludendo gli insulti e le misere calunnie stile rejectedby, non vedo perchè non si debba poter scriviere la propria opinione, anche in forma anonima se uno vuole. Dichiarare la propria identità, esprimendo un parere critico sulla propria agenzia, lo sa meglio di me, è una giusta causa di licenziamento. E allora le domando: meglio stare zitti, o rischiare di venire licenziati da un capo permaloso? Io credo che l’informazione debba essere libera. E la libertà, in certi tempi, è sempre un pò carbonara.
Guardi Monica, parafrasando altri illustri precedenti storici…anche Berlusconi ha pensato di fondare Forza Italia raccontandoci che lo ha fatto per noi.
E poi il problema sollevato non è se voi abbiate o no diritto di esistere, ma è come voi esercitiate questo diritto, che è inalienabile.
Proprio perchè avete scelto di nascere e di raccontare questo settore, fatelo senza darci l’impressione di essere presi per il culo.
ops !
Fermi tutti. Devo dire la verità io su Youmark diverse volte ho visto prendere delle posizioni anche scomode… Certo stiamo parlando di comunicazione, non delle sorti del mondo. Eppure qualche volta delle ‘notizie’ le ho lette e le ho sentite raccontare da persone che ci mettono la faccia. E che per questo meritano rispetto. Detto questo, la funzione del blog è diversa da quella della stampa specializzata. Questo si stra trasformando, non me ne vogliate, in uno spazio di ‘terapia di gruppo’. Una sorta di ‘Comunicatori anonimi’. Un altro appunto a chi si è sento toccato dal comprensibile appunto della signora Lazzarotto: la stampa di settore vive gli stessi ‘problemi’ della stampa generalista, solo moltiplicati per cento…perché diciamoci la verità il micro settore della pubblicità ormai di soldi ne ha pochini. Secondo…volete una stampa libera? Bene, allora quando qualche giornalista scriverà che la vostra campagna è copiata o fa davvero schifo, non ve la prendete, anzi accettate la critica…cominciate voi e poi magari vi seguiranno i vostri capi e chissà eviteranno di minacciare tagli di pagine pubblicitarie…. E’ solo un suggerimento…..spero che la pace torni a regnare.
Cara Suzannefarrell919,
a prescindere dal fatto che, tutto sommato e qualsiasi sia l’opinione politica in merito, il paragone con quanto ha fatto Berlusconi mi lusinga, nel senso che magari Youmark potesse tanto, vado oltre. Sentendosi lei da noi presa per il culo (ops), le propongo di farsi portavoce di verità. Mi dice quando possiamo incontrarci per una videointervista?
Grazie
Cara Monica,
sarebbe fantastico poter fare una videointervista ma non posso accogliere l’invito, non tanto perchè dovrei coprirmi il volto quanto perchè non mi sento portatore di verità.
Ci tengo a dire che è vero che nel marasma delle testate di settore voi non siete i peggiori. Ci sono casi in cui avete segnalato con assoluta lucidità la situazione, come ad esempio quando ci avete raccontato che agli Stati Generali erano presenti forse 1 Stato e 3 Generali in tutto…
Siamo qui per segnalare le cose che non vanno, e da questo punto di vista la nostra posizione deve essere ferma. Come lei sa benissimo, non serve un’altra voce per dire che siamo bravi, che stiamo bene, e che le cose vanno a meraviglia. Abbiamo aderito a un codice, esattamente come chiunque altro può decidere di farlo in un altro modo, noi lo facciamo così.
Lei dice di aver lavorato sempre nelle redazioni. Se lei avesse lavorato in un’agenzia saprebbe che, per quanto sembriamo avvelenati, non siamo ancora riusciti a dare un quadro completo delle nostre realtà.
E se riusciste a videointervistare anche chi normalmente non ha voce, magari ve ne accorgereste. La realtà è questa, e questo è il motivo per cui le videointerviste spesso non ci rappresentano.
Calvino,
l’informazione deve essere libera, ma la verità ha spesso due facce. Sono comunque d’accordo che tutti debbano potersi esprimere, ma dissento sulla difformità di regole con cui poterlo fare. Perché oggi di questo si tratta.
Va bene, cara Monica; non poteva essere più chiara. Lei continui pure a pubblicare la faccia ufficiale della verità e tutti noi continueremo a frequentare questo blog per vedere anche l’altra.
Suzannefarrell919,
più che dare la mia totale disponibilità a chiunque abbia una voce da far valere non posso fare. Come ho già scritto a Calvino, ritengo che in ogni situazione ci sia una doppia verità e che spesso il giusto stia nel mezzo e che, comunque, solo parlandone in modo costruttivo si possano aiutare le situazioni a evolvere. Non dobbiamo dimenticare che stiamo in un mercato che vive di domanda e offerta. Dunque è logico che le agenzie salvaguardino la loro immagine all’esterno, così come lo è altrettanto (cosa che succede in qualsiasi azienda) che chi è all’interno abbia altre verità da opporre. Ma cosa pretendereste da un giornale come il nostro, una sorta di ‘Anno Zero’ della comunicazione? Peccato che a noi gli stipendi non ce li paga la Rai e che, in ogni caso, non riteniamo che sempre e comunque il più debole sia solo una parte. Da piccoli imprenditori, infatti, sappiamo che la ragion di bilancio deve essere considerata e che succede che anche dipendenti e collaboratori debbano recitare il proprio mea culpa. Insomma, sono passati i tempi della lotta di fabbrica, è ora di darsi da fare insieme per il bene di tutti. Con oggettività
Mi scusi Monica,
se rispondo a una domanda con una domanda.
Vi stiamo dicendo che la realtà è un’altra. E lei cosa ci risponde? Che esistono le ragioni di bilancio, e che i dipendenti licenziati, mobizzati, a cui non vengono riconosciuti diritti come lo straordinario, la maternità e cose simili, devono recitare il mea culpa?
Ma in tutta onestà, non le sembra paradossale ribadire che avete delle ragioni vostre e che alla fine la regola che vi muove è il conto economico?
Se non è chiaro, questa è l’unica cosa di cui eravamo certi anche prima di iniziare a scrivere questo blog.
Fa piacere comunque sapere che i nostri Direttri Creativi, Amministratori Delegati et similia, alla fine, l’hanno convinta.
Lo diceva pure Platone, a forza di vedere sempre e solo il mondo in un modo, alla fine il mondo diventa quello che vediamo.
Questa risposta mi piace assai.
Come le tue, nessuna esclusa.
Cara Suzannefarrell919,
ma lei che tanto accusa le leggi economiche, si rende conto che i mali del vostro settore dipendono proprio da loro? Che il periodo delle vacche grasse è finito, che le agenzie, pochissime escluse, ne pagano seriamente le conseguenze, con margini ridotti all’osso ai limiti della sopravvivenza?
Allora, secondo lei, cos’è che fa il bene anche vostro, sputtanare tutto, o cercare di aiutare la situazione a evolvere? Vi interrogate mai se i modelli organizzativi di ieri abbiano ancora senso? Se la nuova era della comunicazione imponga la revisione della struttura stessa delle agenzie (obbligando pure a tagli di personale), se, se , se… e soprattutto cosa fareste voi, se foste ad o presidenti, o titolare di una sigla? Non so in che agenzia lei lavori, ma le piacerebbe raccontasse all’esterno tutte le sue magagne, ritraendosi dalla competizione, sino a chiudere?
In sincerità, non ritiene sia meglio impegnarsi tutti perché la pubblicità italiana rinasca, perché le aziende tornino a considerare le agenzie partner strategici, anziché fornitori di commodity?
Certo Monica che lo so. Impegnarsi tutti per cambiare le cose è un obiettivo assolutamente condivisibile. E’ il nostro movente.
E le cose vanno messe in fila e affrontate tutte.
Abbiamo iniziato dal dire cosa c’è che secondo noi non va. Immagino che tra un po’ ci stancheremo anche noi di essere così tremendamente destruens, e inizieremo ad essere costruens. Partendo da nuovi modelli organizzativi, nuove regole da darci tutti e sperando che nel frattempo i clienti non abbiano imparato a fare a meno di noi. Resta il fatto cara Monica che, per quanto io mi possa immedesimare in una logica “domanda offerta” tipica di ogni mercato, e per quanto io lucidamente possa capire il discorso di sopra per cui detta veramente male non c’è più trippa per gatti, purtroppo per lei io sono un account, e i conti li so leggere benissimo. E che se lei avesse letto davvero un conto economico di un’agenzia di pubblicità forse capirebbe dove nascono i nostri problemi.
Comunque una prima soluzione ce l’avrei, e sarebbe di invertire il modello piramidale che fa si che all’internop delle agenzie ci sono teste che guadagnano 300000 euro all’anno e teste che si pagano ogni giorno il pranzo perchè non spettano loro neanche i ticket restaurant da 5.16.
Il sistema delle agenzie disperde i soldi in gare che sono finte. L’assegnazione di budget di qualsiasi tipo è soggetta a ricatti economici.
I clienti pagano dei soldi che non sono certo la somma dei nostri stipendi e coprono cifre esorbitanti spese per ingrassare una macchina che comunque non riesce a ingranare. Il sistema è sbagliato. Non siamo noi gli alieni.
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Suzannefarrell919,
perfetto, già in questo post c’è una soluzione. Ma perché allora non uscite allo scoperto? Lo ribadisco per l’ultima volta, aspettiamo la vostra voce su youmark.
Caro Donald,
vista la democraticità con cui parlate di tutti per non parlare di voi, ti chiedo solo due favori
1) scuse scritte per avere detto il falso imputando a youmark un articolo lì mai apparso
2) ho letto il vostro blog e sono intervenuta semplicemente perché voi avete citato youmark. Dunque, se non ammettete dialogo, please, evitate di parlare di me o del mio giornale. Perché, che tu ci creda o no, vive benissimo anche senza i vostri ‘scoop’.
Infine, e a puro titolo personale, noto con piacere che quando hai bisogno di ottenere qualche cosa i tuoi ‘toni’ si addolciscono e non di poco, riferendomi direttamente all’intervista a Marco Cremona, con esortazione esplicita ‘ai tuoi’ a evitare qualsiasi spiacevole commento… come dire si predica bene, ma si razzola in altrettanto modo?
Chiudo con una battuta, giusto per abbassarmi al livello del caro dickwhitman321, stai tranquillo, siccome dubito che la tua faccia sia altrettanto bella di quella del vero Donald, non ho bisogno di chiamare in causa il mio matrimonio per dirti che conoscerti non mi interessa proprio!
Egregia Dottoressa Lazzarotto,
ha esordito con toni bassi “caro donald… a questo punto mi hai proprio rotto i coglioni.” Ora non mi citi nel tentativo di risalire. Resti al livello che le compete. La mette più a suo agio.
Auspico di non dover tornare a sprecare del tempo prezioso per risponderle.
Addio
Dottoressa Lazzarotto,
l’attribuzione errata è mia e mi sono già scusato per iscritto.
L’errore è stato motivato dal suo ingresso irruento, questo ha creato l’equivoco: ma perché se l’è presa tanto? La domanda resta. Ma la risposta me l’ha già indirettamente fornita. Le diamo fastidio. E questo mi piace. Molto.
Dottoressa Lazzarotto,
a proposito dei suoi, invece. Vogliamo parlare dell’ editoriale di oggi, scritto da Marco Carnevale, direttore creativo McCann Erickson Italia?
http://www.youmark.it/article/28438/interviste-marco-carnevale-mccann-erickson-roma-youmark
10 punti per ribadire che “le aziende e le istituzioni italiane non credono nella comunicazione”, e neanche uno per fare un’autocritica alle agenzie.
Ma la verità non stava nel mezzo?
E’ davvero così difficile ammettere che le colpe di questo settore sono anche dentro le agenzie?
A chi si rivolge il vostro giornale? Con chi state dialogando? E’ per caso l’ennesimo editoriale che punta il dito verso qualcuno al di fuori delle agenzie per non puntare lo specchio contro di noi?
Per quando buonista e dichiaratemente diplomatica, almeno l’intervista di Marco Cremona ha dei momenti di lucidità, oltre ad esprimere dei dubbi in generale sul sistema-agenzie italiano.
Purtroppo per lei noi però non andremo all’estero.
Grandiosa risposta. Mi pare quasi di riconoscere lo stile.