Ciao a tutti, sono Joan.

Come mai da oltre dieci anni a questa parte vedo in giro sempre e solo idee stile DLV? Non ho nulla contro: lo stile DLV ha fatto scuola, e in metà delle big ci sono direttori creativi che da là vengono. Ma proprio per questo mi aspetterei ora di vedere voi giovani creare linguaggi pubblicitari molto diversi. Mentre mi sembra che non riusciate a proporre altro che foto desaturate, modelle tristi, con titoli fatti da due parole in quasi inglese.

Dite che qui si parla di crisi, stipendi, posti di lavoro, non di idee creative? Dite che non c’entra nulla? Proprio sicuri che non c’entri nulla?

Un bacetto.

 

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11 Responses to Ciao a tutti, sono Joan.

  1. Purista says:

    Troppo smaccatamente provocatorio per stimolare una reazione.
    Next.

  2. Polpopol says:

    Cheppalle punto esclamativo!

  3. Diderotdalembert says:

    Stile DLV?
    Non esiste, esiste casomai uno stile Vigorelli. Stop.
    L’unica storia DLV degna di ricordo si chiama BMW.
    E trasuda Vigorelli da ogni poro.
    Infatti i film Mercedes di oggi sembrano i BMW di ieri…
    Il resto, sono nomi, Gitto, Scotto, Rozzi, Battaglia, che hanno usufruito (meno gli ultimi due che brillano piu’ di luce propria) di un’ allure ereditata dal vecchio Maestro.
    Fine delle trasmissioni.

    Per il resto si, bisognerebbe parlare di idee, ma il momento ha connotati
    aridi e difficili, di dura sopravvivenza, dove si mira a galleggiare, che sarebbe già
    tanto. Speriamo che presto si torni a parlare di idee.

    Baciamo la Joan, ovunque essa desireri.

  4. anonimo says:

    I 4 menzionati hanno vinto un paio di bronzini a Cannes o poco più. In Italia per fortuna non c’è solo uno stile povero di contenuti come quello di DLV. C’è anche chi si occupa più di trovare e produrre idee piuttosto che rilasciare interviste.

  5. The Skeptical Enquirer says:

    Paradossalmente lo sile DLV, che sembrava così figo a noi italiani,
    all’estero dove guardano le idee invece dei trattamenti non ha mai fatto colpo.
    Vigorelli non sa una parola d’inglese, dagli annual copia solo le figu e con le parole proprio non c’era verso. Anni e anni a tirarsela, ma poi a Cannes vincevano
    altri. A differenza di Pirella la prima DLV ha generato più stipendi da direttore
    creativo che non veri direttori creativi. ( e Rozzi infatti è nato in Pirella ).

  6. marcus says:

    d’accordissimo, a cannes dove contano le idee e nn i trattamenti zeru tituli….

  7. Hula says:

    E questo sarebbe il primo bell’intervento di Joan? Parla di stile DLV che è già tramontato da anni? Sono curioso di conoscere il prossimo argomento…che ne dici di “l’esplosione della pubblicità sul web”?

  8. joanholloway888 says:

    Miei cari, vedo che la vostra foga nello scrivere non è pari alla vostra attenzione nel leggere. Hula mi accusa di parlare di dire cose vecchie, Purista di provocare, e in generale tutti a dare addosso allo stile DLV: che all’estero non ha vinto nulla, che ha prodotto più stipendi che idee (di questi tempi produrre stipendi non mi sembra cosa da disprezzare). Ma non era su quello la mia domanda.
    Non voglio fare come il tizio che in autostrada pensa che tutti stiano guidando contromano: la colpa è senz’altro mia. A me non interessa affatto parlare dello stile DLV, bello o brutto sia, vincente o non vincente, superato o non superato. Mi interessa quello che (non) è venuto dopo.
    Quindi riformulo.
    Se dico “una campagna alla Pirella” tutti capiscono cosa intendo. Se dico “alla DLV” pure. Persino se dico “alla Mortaroli” tutti sanno di cosa si parla. Ho nominato lo stile DLV solo perché mi pare l’ULTIMO in ordine cronologico.
    La mia domanda è: perché i giovani creativi continuano a proporre (non far uscire, che non dipende da loro; dico proprio proporre) quel genere di campagne? Perché si sono fermati lì?

    Un bacetto.

    • io says:

      chi ti dice che non propongano un genere diverso? credo che tu possa giudicare solo in base a quello che vedi uscire (non seguendo presumibilmente ogni presentazione interna in ogni agenzia). le idee originali devono passare 3 giganteschi scogli: direttore creativo (a cui magari l’idea piace, ma non sa se prendersi il rischio), account (a cui magari l’idea piace, ma non è esattamente quello che ha chiesto il cliente e non si azzarda a portarla in presentazione), cliente (a cui magari l’idea piace, ma voleva tanto tanto un’altra cosa, simile a quella che aveva già visto fatta da qualcun altro/che ha immaginato nella sua testa). esce sempre lo stesso genere di campagne perché, una volta sdoganate nel mondo pubblicitario, è più “safe” approvarle, proporle, farle uscire.

  9. joanholloway888 says:

    Non sono la Grande Sorella, è vero: ma ho visto decine di interne in varie agenzie, nonché decine di portfoli. Poi, per carità, lietissima di sbagliarmi.

  10. robert says:

    lo stile DLV è vecchio di almeno 10 anni. e all’estero ignorano cosa sia. il problema vero è che non solo l’adv è nella cacca, è tutto il comparto italiano comunicazione-editoriale a essere ormai saltato per aria. perché incapace di brillare, oggi più che mai, di luce propria. oggi, in Italia, dall’adv fino alla tv tradizionale, è tutto un riproporre idee che provengono dall’estero. e con i manager e direttori creativi che ci sono oggi alla guida delle agenzie italiane, non si va da nessuna parte. se non su una strada, a leccarsi le ferite.

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